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lunedì, settembre 29, 2003 La metropolitana si infila come un proiettile nella membrana più esterna della città, tra le due stazioni a cavallo del perimetro che la separa dalla sconfinata terra aperta, disarticolata e riabitata, verso l’ultimo ganglio che proietta le sue linee estroflesse all’esterno. Sui vagoni giovani manager o aspiranti tali, nei loro elegantissimi abiti neri, nei loro pantaloni fascianti, mentre sfogliano riviste patinate o ascoltano musica ritmata dai portacd, mentre osservano il nulla nero dietro i finestrini dove si specchiano le loro acconciature aggressive, mentre estraggono dalle loro borse high-tech i prospetti informativi che descrivono gli snodi direttivi di poteri codificati cui aspirano aderire come guanti di pelle nel buio. Poi gruppi di giovani balcanici, malvestiti e ridanciani, con i volti allegri delle prede, parlano e guardano e parlano. Ragazze in libera uscita a gruppi di due o tre gesticolano. Pochi anonimi e inosservati. Le impiegate giovani attardate negli uffici che arriveranno all’intersezione con le linee dei treni verso la provincia in attesa della coincidenza serale. Scendono tutti nelle ultime due stazioni. I ragazzi, dotati solo delle loro gambe si allontanano in gruppo, si disperdono nei quartieri a basso prezzo dell’ultima cintura della metropoli, sciamano, si ritrovano più in là, riemergono verso appartamenti, androni di palazzi dell’ultima periferia, bar aperti fino a tardissimo. Ma i giovani manager sono già proiettati all’esterno, velocissimi sulle loro navette, sulle loro auto accessoriate, stanno già percorrendo le nervature che si diramano dal confine verso l’esterno vasto e smisurato, volano dentro le capsule lucide sui tunnel d’aria verso il nulla abitato, verso la natura domesticata, rapidissimi e silenziosi. Tu, resto non scambiato, minoranza delle minoranze, posto del fuori posto, ostinato terzium datur, vestito né bene né male, e nemmeno a mezzo, ti sfolli verso i quartieri a poco prezzo che contengono il tuo fiato, la tua traccia originaria e scavi, nuova talpa, scavi senza sapere chi sia fratello e chi sei tu, ma scavi. postato da: b.georg | 22:16 | commenti (20) domenica, settembre 14, 2003 Dipende dalla disposizione dei bicchieri nell’ansa dello scaffale dalla sequenza dei dorsi sgualciti dei gialli abbandonati in fila dalla teca cristallina che conserva le salme immacolate dei piatti sovrapposti nella penombra, la porcellana premurosa delle tazzine da the
e potresti continuare con gli oggetti parlanti e muti, le cose solitarie infrequentate, che risplendono nell’abbandono e le mani solerti che le hanno disposte in bell’ordine, mani svanite di cui immobile rimane il fantasma di quest’opera interrotta postato da: b.georg | 20:50 | commenti (3) venerdì, settembre 12, 2003 Attieniti ai fatti i fantasmi escono dalla tua testa colano dallo sguardo impietrito vanno nel mondo da soli, bambini sperduti, inconfessati ignari della tua testa-telecomando attieniti ai fatti attraversa lo sguardo da parte a parte avvolgiti dentro quei sudari emissari di una versione edulcorata, smembrata innocente nelle sue urla-giocattolo attieniti ai fatti scivola, frana, spiètrati dalla dolina delle frasi attorcigliate attraversale a capo fitto allibito, inverato rovesciato come un lattice-serbatoio attieniti ai fatti ma i fatti salgono a spirale migliaia di iridescenti proiezioni di te che si espongono insapute, create addolorate e sperdute nel vuoto-mondo attieniti ai fatti sei tu stesso muco carne respiro ossa sguardo odore mani materia aperta un istante lacerata, sbocciata e attraversi la terra per il Vero l’Oggetto trascolorante del tuo confronto sconfinato
postato da: b.georg | 20:18 | commenti (4) martedì, settembre 09, 2003
Sulla soglia
. Supponevi ci fosse direzione e che tu fossi la mira. Altrimenti, a che tutta quella addobbata attesa? Ora, mentre il tiro prosegue ancora scavando l’inerzia lentamente osservi sfilare lontano le stazioni e anche tu prosegui verso il non so dove. .. Come quel movimento nella carrozza del treno in cui si direbbe che te ne vada rapidissimo e lontano, ma in realtà, davvero, del tuo corpo nemmeno un’unghia si muove. Fai vortici nell’aria per far credere di cambiare, di sfrecciare lontano … Seduto per terra al centro di una stanza vuota. Se poi ne scrivi crei un vortice un vento, un moto che perfora e scava un fuoco che trapassa sotto di te un cono di luce in alto verso il cielo insomma un’infinita verticale di nulla dentro il nulla. postato da: b.georg | 19:19 | commenti (4) domenica, settembre 07, 2003
... Supponevo ci fosse direzione e ch'io fossi la mira. Altrimenti, a che tutta questa addobbata attesa? Ora, mentre il tiro prosegue ancora scavando l’inerzia lentamente osservo sfilare lontano le stazioni e anch'io proseguo verso il non so dove. postato da: b.georg | 09:54 | commenti (5) venerdì, settembre 05, 2003 ...
La tua risposta cade dalla bocca come zampe d’insetto gelate; me la inietti nella vena e la meticolosa rete dei canali la trasporta fino al confine, alla punta delle dita sollevate. Là il viaggiatore sorpreso la saluta, fiera che passeggia dietro le sbarre del corpo.
postato da: b.georg | 21:57 | commenti giovedì, settembre 04, 2003 ...
Da una lontananza d’anni respiri ancora tutta la mia aria mi lasci asmatico, senza fiato le catene sono tra lo stomaco e lo sterno, di materia eterna La memoria fruttifica e si espande; ogni ricordo per gemmazione riempie tutto lo schermo ma quando le due metà si separano diventa un riflesso, una fitta metodica che non può ricomporsi. Il presente tremola sulla superficie del senza-forma, scivola intorno al grano come spire di muco madreperlaceo: in mezzo al niente semovente un pesce guizza e buca d’un salto il metallo, poi ritorna nel buio. |